“L’utilità del lavoro nelle attivazioni neuro-muscolari”

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“L’utilità del lavoro nelle attivazioni neuro-muscolari”

Nelle ultime evoluzioni dei master di primo livello HMO abbiamo sentito il bisogno di inserire un nuovo concetto a quello, oramai considerato di fondamentale importanza per noi, della mobilità articolare dinamica.

Le attivazioni neuromuscolari (ANM) hanno così fatto il loro ingresso nel curriculum del corso, come un nuovo e potente mezzo a loro disposizione per lavorare sulla mappa propriocettiva del cliente.

Perchè in fondo è proprio così: quando parlavamo di mobiltà articolare, abbiamo messo in primo piano il ruolo dei meccanocettori per quanto riguarda l’invio di segnali dalla periferia al SNC. Lo scopo era quello di “mappare” in maniera più dettagliata possibile il nostro corpo in modo da abbassare il livello di minaccia e migliorare dunque le performances.

Abbassare la minaccia dunque è il vero goal finale di tutto quello che facciamo. Inviare il maggior numero di input positivi nel nostro contenitore in modo da creare un adattamento positivo e dare a noi stessi maggiori possibilità di sopravvivenza. In fondo si sa, in questo mondo non sopravvive il più forte, ma chi si adatta più in fretta e meglio, come ci insegna il buon Darwin.

Ed è per questo che siamo la specie dominante su questo pianeta. Non corriamo veloce come i giaguari, ma non ce la caviamo male, non sappiamo volare, ma abbiamo creato macchine che lo fanno per noi, non nuotiamo veloce come i delfini o altre creature marine, ma sappiamo fare anche quello. Sappiamo arrampicarci, andare in apnea, saltare, combattere.. e tutto questo possiamo faro perchè siamo capaci di generare pensieri complessi che vengono decodificati in movimenti ancora più complessi ed effettuati da un sistema di leve e carrucole e forze che corrisponde al nostro sistema muscolo-scheletrico.

Ed ecco quindi come funzioniamo noi esseri umani, ma anche altri animali. Noi pensiamo ad un azione da compiere, abbiamo in mente uno scopo. Io decido di spingere questa determinata sequenza di tasti per scrivere le parole che state leggendo: il mio pensiero. Non sto pensando in maniera conscia a quali muscoli andare ad attivare per portare a compimento il gesto. Tutto questo avviene in automatico, di background, le mie idee diventano azione. Un qualcosa di immateriale creato dalla sinapsi che inviano e ricevono segnali diventa “materia”, se volete.

E cosa succederebbe se riuscissimo a migliorare anche in maniera conscia, la contrazione ed il rilassamento di ogni piccolo, singolo muscolo del nostro corpo? Cosa accadrebbe se potessimo concentrarci per isolare il movimento di ogni falange delle nostre dita in maniera isolata, di ogni nostro più piccolo o grande segmento corporeo?

Come sempre la corteccia è il target finale di ogni nostra azione sul cliente o su noi stessi. Fornire eu-stress che possa creare adattamenti neuroplastici a livello della corteccia motoria primaria e secondaria, in quella sensitiva primaria e secondaria, negli altri nuclei più profondi del cervello ed anche nelle varie parti del cervelletto. Un bel po’ di roba che ne dite?

Proponiamo, quindi, una serie di movimenti targetizzati non propriamente ad ogni singolo muscolo (targetizzarne in maniera specifica alcuni è possibile, ma per altri risulta troppo complicato), ma per i principali movimenti del corpo. Flesso/estensioni, rotazioni interne ed esterne, prono/supinazioni, inclinazioni etc.

Richiediamo ai soggetti di generare tensioni muscolari a full ROM attivando in maniera muscoli agonisti ed antagonisti, con l’ausilio dei sinergici, ma cercando di minimizzare i compensi. Inosmma immaginate di fare una flesso/estensione del gomito con mano in posizione neutra, quindi semi-supina. Partite in posizione di massima estensione, contratendo ogni singola unità motoria di tricipiti, bicipiti e altri flessori, ed inziate una flessione del gomito contro una resistenza auto generata. Una volta arrivati a massima flessione si ritorna alla posizione di partenza sempre contraendo entrambi i compartimenti del braccio.

Qual’è la differenza tra questo tipo di lavoro e, non so, eseguire un curl a martello con manubrio ed una estensione per i tricipiti da supino sempre con manubrio a martello?

Perchè non fare un esercizio di rinforzo specifico piuttosto?

Se prenderete un manubrio in mano, il cervello avrà in mente solo uno scopo: portare a termine l’azione che avete in mente di fare, nonostante i “blocchi stradali” che potrebbe incontrare. E per blocchi intendo, articolazioni che non hanno i corretti gradi di mobilità, e muscoli che non riescono ad attivarsi in maniera corretta o con tempi corretti. Quindi troverà degli aiuti, dei compensi, in altri distretti del corpo. Aiuti anche minimi, ed impercettibili, ma che possono creare problemi. Quando io invece chiedo al mio corpo di generare una tensione elevata in un punto specifico, senza una resistenza interna, dovrò avere un ottima percezione del mio corpo per ottenere un risultato soddisfacente e, se non saprò farò, beh allora vorrà dire che avrò trovato un punto sul quale lavorare e potrò capire, attraverso il modello di test e retest se esiste un qualche drill sotto forma di ANM che mi possa aiutare.

Immaginate le applicazioni che le attivazioni possono avere per quanto riguarda il lavoro di forza. Per eseguire in maniera eccellente un’alzata di panca per esempio, dovrò avere la capacità di inarcare la parte alta del torace per dare una buona base di spinta, insieme alle anche ed alle gambe che mi daranno il corretto drive. Dovrò addurre e deprimere le scapole e tenerle così mentre faccio scendere lentamente il bilanciere al petto per poi fermarlo e spingerlo su di nuovo. E se provaste ad isolare ogni singolo movimento di ogni segmento corporeo in posizione prima neutra, ossia in piedi, e poi in posizione specifica, cioè da supino? Come immaginate che reagirebbe il vostro SN dopo un periodo di training adeguato?

I benefici sono duplici, avremo una migliore mappatura della periferia, e quindi una prima possibilità di incremento delle performances, e poi avremo una migliore mappatura del movimento stesso, che essendo più conosciuto e riconosciuto dal SN causerà una minore attivazione del senso del pericolo e quindi permettendoci una migliore performance.

Ma le attivazioni possono avere anche un’altra applicazione in un ramo che sembra opposto, ma che in realtà non è così distante da quello della forza, ossia la flessibilità. Per raggiungere ROM estremi è importante saper rilassare il più possibile la muscolatura, e questa capacità si può allenare sempre attraverso l’utilizzo delle ANM. Se insegno al mio corpo come contrarre la mia muscolatura, allora dovrò anche essere capace di farlo rilassare il più possibile. Abbiamo sempre cercato di dare una definizione dello stato dei nostri muscoli, di che consistenza abbiano. Beh in realtà devono avere una consistenza che possa variare nel range da un pezzo di legno ad un budino. Ed è proprio il sistema nervoso che decide il tono del nostro corpo. E saperlo fare ci permetterebbe di raggiungere range estremi di movimento senza pericolo ed in maniera efficiente.

Se non avete mai provato, nè sentito parlare di queste tecniche, allora vi aspettiamo ad uno dei nostri numerosi workshop in giro per l’Italia, ne vedrete delle belle.

Dott. Daniele Baioletti

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